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Violenza e molestie sul lavoro: la formazione vittimologica come strumento di prevenzione e tutela

Usl: al via il corso di formazione contro le violenze sui luoghi di lavoro

Violenza e molestie sul lavoro: la formazione vittimologica come strumento di prevenzione e tutela

Comprendere i meccanismi della vittimizzazione è fondamentale per riconoscere precocemente violenze, molestie e discriminazioni nei luoghi di lavoro e costruire percorsi efficaci di ascolto, protezione e sostegno. A San Marino, USL e Università uniscono le competenze in un percorso di alta formazione dedicato proprio alla vittimologia.

La violenza nei luoghi di lavoro non si manifesta esclusivamente attraverso episodi apertamente aggressivi. Può assumere forme più sottili e progressive: molestie, intimidazioni, umiliazioni, isolamento, discriminazioni, pressioni psicologiche, comportamenti vessatori e abuso delle relazioni di potere.

Una delle difficoltà principali consiste proprio nel riconoscere la vittimizzazione mentre questa è in corso.

La persona coinvolta può infatti impiegare molto tempo prima di identificarsi come vittima, soprattutto quando i comportamenti problematici vengono normalizzati dall'ambiente lavorativo o presentati come semplici conflitti professionali.

Per questo motivo la formazione di chi opera a contatto con lavoratrici e lavoratori rappresenta un elemento essenziale nella prevenzione.

USL e Università di San Marino: un percorso dedicato alla vittimologia

È in questo contesto che si inserisce il corso di alta formazione nato dalla collaborazione tra Unione Sammarinese dei Lavoratori (USL) e Università degli Studi della Repubblica di San Marino.

Il percorso è rivolto allo staff e ai quadri sindacali USL e si articola in tre incontri dedicati alla comprensione delle violenze e delle molestie nel contesto lavorativo.

Alla formazione partecipano i docenti dell'Università di San Marino Luca Cimino e Arianna Piermarini, insieme a Gilberto Felici, giudice della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

L'elemento particolarmente significativo dell'iniziativa è il suo approccio: il fenomeno viene osservato partendo dalla vittimologia, ponendo quindi al centro la persona che subisce la violenza, i suoi bisogni, le sue reazioni e i possibili percorsi di ascolto e tutela.

Quando la vittima non riconosce immediatamente la violenza

Uno degli aspetti più complessi dei processi di vittimizzazione riguarda la percezione stessa dell'esperienza vissuta.

Non sempre una persona sottoposta a comportamenti vessatori o violenti riconosce immediatamente ciò che sta accadendo.

Il fenomeno può svilupparsi progressivamente.

Un comportamento inizialmente percepito come spiacevole può ripetersi, diventare sistematico e inserirsi all'interno di una relazione caratterizzata da squilibrio di potere.

La vittima può quindi arrivare a:

  • minimizzare gli episodi;

  • attribuire a sé stessa la responsabilità del conflitto;

  • evitare di parlarne con colleghi o familiari;

  • temere conseguenze professionali;

  • modificare il proprio comportamento per evitare ulteriori aggressioni;

  • isolarsi progressivamente;

  • rinunciare a chiedere aiuto o a denunciare.

È proprio questa dinamica a rendere particolarmente importante la presenza di persone adeguatamente formate capaci di riconoscere i segnali precoci della vittimizzazione.

La centralità della vittima

La prospettiva vittimologica modifica profondamente il modo di affrontare il problema.

Non significa soltanto chiedersi:

"Che cosa è successo?"

Significa anche domandarsi:

"Che cosa sta vivendo la persona coinvolta?"

Occorre comprendere come la vittima percepisca l'accaduto, quali siano le sue condizioni psicologiche e sociali, quali risorse possieda, quali ostacoli incontrerà nel chiedere aiuto e quale possa essere il percorso di protezione più appropriato.

L'ascolto diventa quindi uno strumento fondamentale.

Un ascolto non adeguato può infatti produrre un ulteriore danno.

Quando una persona che decide di raccontare una violenza incontra incredulità, minimizzazione, colpevolizzazione o indifferenza può verificarsi quella che in vittimologia viene definita vittimizzazione secondaria.

Alla sofferenza provocata dall'evento originario si aggiunge così quella determinata dalla risposta dell'ambiente sociale, professionale o istituzionale.

Formare chi deve ascoltare

Per questa ragione non è sufficiente creare semplicemente uno "sportello" al quale rivolgersi.

È necessario che chi riceve una segnalazione sappia:

riconoscere le diverse forme di violenza e molestia;

ascoltare senza anticipare giudizi;

evitare comportamenti colpevolizzanti;

distinguere un conflitto lavorativo da una possibile dinamica di vittimizzazione;

comprendere quando sia necessario coinvolgere altre figure professionali;

orientare correttamente la persona verso gli strumenti di tutela disponibili.

La formazione diventa quindi parte integrante del sistema di prevenzione.

Dall'Osservatorio alla formazione

Il percorso promosso da USL arriva a circa un anno dalla costituzione dell'Osservatorio sulle violenze, molestie e discriminazioni nei luoghi di lavoro.

L'esperienza dell'Osservatorio ha contribuito a mettere in evidenza quanto sia necessario disporre non soltanto di strumenti di intervento, ma anche di competenze specifiche per leggere fenomeni che possono presentarsi in forme molto differenti.

La violenza sul lavoro, infatti, può essere fisica, verbale, psicologica, relazionale o discriminatoria.

Può verificarsi tra colleghi, all'interno di rapporti gerarchici oppure coinvolgere persone esterne all'organizzazione.

Non esiste quindi un'unica configurazione della vittima o dell'autore.

Ed è precisamente questa complessità a rendere necessario un approccio interdisciplinare.

Prevenire significa anche riconoscere

La prevenzione della violenza non può iniziare soltanto quando viene presentata una denuncia.

Deve iniziare molto prima.

Significa costruire ambienti lavorativi nei quali determinati comportamenti non vengano normalizzati e nei quali le persone sappiano riconoscere i segnali di una possibile situazione di abuso.

Significa inoltre creare procedure conosciute, accessibili e credibili attraverso le quali sia possibile chiedere aiuto senza il timore di essere automaticamente esposti, giudicati o penalizzati.

Da questo punto di vista, la formazione vittimologica può assumere una funzione preventiva estremamente importante.

Conoscere il fenomeno permette di riconoscerlo. Riconoscerlo permette di intervenire prima.

Dal singolo episodio alla cultura organizzativa

Il contrasto alla violenza nei luoghi di lavoro non dovrebbe però limitarsi all'analisi del singolo episodio.

È necessario interrogarsi anche sul contesto nel quale quell'episodio è stato possibile.

Le organizzazioni possiedono regole formali, ma anche culture informali.

Battute offensive considerate normali, comportamenti aggressivi tollerati perché provenienti da figure gerarchicamente importanti, isolamento di alcuni lavoratori, discriminazioni sistematiche o assenza di procedure chiare possono contribuire alla creazione di ambienti nei quali la vittimizzazione trova maggiore spazio.

La prevenzione richiede quindi un cambiamento culturale oltre che normativo.

Il lavoro come luogo di dignità e sicurezza

Il tema delle violenze e delle molestie sul lavoro riguarda infine una questione più ampia: la dignità della persona.

Il luogo di lavoro rappresenta una parte significativa della vita quotidiana e delle relazioni sociali di ciascun individuo.

Una situazione di violenza lavorativa può quindi produrre conseguenze che vanno ben oltre l'orario professionale, incidendo sul benessere personale, sulle relazioni familiari, sulla vita sociale e sulla capacità della persona di mantenere la propria autonomia.

Per questo motivo contrastare violenze, molestie e discriminazioni significa intervenire contemporaneamente sul piano della prevenzione, della formazione, della tutela e della cultura organizzativa.

L'iniziativa realizzata a San Marino rappresenta un esempio significativo di come la vittimologia possa uscire dall'ambito esclusivamente accademico e diventare uno strumento operativo, capace di contribuire alla formazione di chi, concretamente, può incontrare e sostenere una vittima.

Ed è proprio questo uno degli sviluppi più importanti della vittimologia contemporanea: non limitarsi allo studio della vittima, ma trasformare la conoscenza dei processi di vittimizzazione in strumenti di prevenzione, riconoscimento, ascolto e tutela.


Fonte e approfondimento

La notizia relativa al corso di alta formazione è stata pubblicata da San Marino RTV il 9 febbraio 2026.

Titolo: Usl: al via il corso di formazione contro le violenze sui luoghi di lavoro

Nel servizio vengono illustrate la collaborazione tra USL e Università di San Marino, le finalità del percorso e la centralità dell'approccio vittimologico nella formazione degli operatori.

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