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Violenza di genere: comprendere il percorso della vittima prima di chiedersi «perché non se ne va?»

«Perché non se ne va?» è una domanda frequente quando si parla di violenza nelle relazioni. Una prospettiva vittimologica mostra perché l'uscita sia spesso un processo complesso, condizionato da fattori psicologici, economici, familiari e di sicurezza.

Una domanda apparentemente semplice

Osservata dall'esterno, una relazione violenta può sembrare presentare una soluzione evidente: interrompere il rapporto e allontanarsi. Da questa percezione nasce la domanda «perché non se ne va?». Ma la domanda rischia di trasformare una situazione complessa in una scelta individuale apparentemente semplice e, soprattutto, di spostare l'attenzione dal comportamento dell'autore agli ostacoli che limitano la libertà della vittima.

La violenza può svilupparsi progressivamente

Le relazioni abusive non necessariamente iniziano con episodi fisici riconoscibili. Controllo, gelosia, svalutazione, isolamento, limitazione delle relazioni, monitoraggio degli spostamenti e condizionamento economico possono svilupparsi gradualmente. Ciò modifica progressivamente gli spazi di autonomia e la percezione di ciò che è possibile fare.

Questa gradualità è uno dei motivi per cui l'evento non deve essere letto come una fotografia isolata. Comprendere la dinamica richiede di osservare l'evoluzione della relazione nel tempo.

La dimensione economica

Lasciare una relazione può richiedere disponibilità economiche, un luogo sicuro in cui vivere, accesso ai documenti, mobilità, assistenza legale, gestione dei figli e continuità lavorativa. La violenza economica può ridurre proprio queste risorse, limitando l'accesso al denaro o all'attività professionale.

I dati preliminari ISTAT diffusi nel 2025 indicano che, tra le donne che hanno o hanno avuto un partner, oltre alla violenza fisica o sessuale sono presenti forme di violenza psicologica ed economica. Il fenomeno deve quindi essere letto in una prospettiva multidimensionale.

Isolamento e rete sociale

Una rete familiare e amicale può rappresentare un'importante risorsa di protezione. Per questo l'isolamento può diventare uno strumento di controllo. La progressiva riduzione dei rapporti sociali può rendere più difficile chiedere aiuto e ottenere informazioni esterne alla relazione.

In altri casi la rete esiste, ma non è percepita come disponibile: la persona può temere giudizio, incredulità, pressione a prendere decisioni immediate o conseguenze sui rapporti familiari.

La presenza dei figli

I figli rendono spesso il percorso ancora più complesso. Alla valutazione della propria sicurezza si aggiungono preoccupazioni sulla loro tutela, sull'abitazione, sulla continuità scolastica, sulla situazione economica e sugli effetti delle decisioni familiari.

Per questo l'uscita non dovrebbe essere valutata soltanto come scelta individuale, ma come processo che coinvolge un intero sistema di relazioni e responsabilità.

Paura e valutazione del rischio

Allontanarsi non equivale automaticamente a essere al sicuro. In alcune situazioni la separazione può essere percepita come un momento di aumento del rischio. La pianificazione della sicurezza e il supporto di servizi competenti sono quindi elementi centrali.

Questo è un punto fondamentale: incoraggiare genericamente una persona ad andarsene senza considerare il contesto può ignorare rischi concreti che lei stessa sta valutando.

Perché non denunciare subito

La denuncia può essere vissuta come un passo importante ma anche carico di conseguenze. Paura di ritorsioni, dipendenza economica, preoccupazione per i figli, vergogna, speranza nel cambiamento, legame affettivo e incertezza rispetto agli esiti possono influenzare i tempi della richiesta di aiuto.

Secondo i risultati preliminari dell'indagine ISTAT 2025, i comportamenti di denuncia per le violenze da partner o ex partner negli ultimi cinque anni rimangono limitati, mentre aumenta il ricorso ai centri antiviolenza e ai servizi specializzati. Il dato mostra quanto sia importante considerare una pluralità di percorsi di emersione.

Cambiare la domanda

Una prospettiva centrata sulla vittima suggerisce di sostituire «perché non se ne va?» con domande più utili: quali ostacoli impediscono di farlo in sicurezza? Quali risorse mancano? Quali servizi possono aumentare l'autonomia? Qual è il livello di rischio?

Cambiare domanda significa spostare l'attenzione dal giudizio alla comprensione e dalla responsabilizzazione impropria della vittima alla costruzione concreta di condizioni di sicurezza.

Riferimenti essenziali

  • ISTAT, La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati anno 2025.
  • Direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
  • Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, Istanbul, 2011.

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